Francesca Fanizza

Tecnico Primo Livello E.N.D.A.S. (riconosciuto C.O.N.I.)

Cell: 3463529589

Mail: fra.fanizza@libero.it

 

I cavalli mi hanno dato tanto fin da quando ero bambina. Mio padre aveva un allevamento in Umbria e sono stata a contatto con questi splendidi animali. Sono creature generose, sanno dare molto se lo si sa comprendere, chiedendo in cambio molto poco. Quando ho conosciuto il Red Rose Ranch e la doma etologica mi si è aperto un mondo…. finalmente adesso, ogni giorno un po’ di più, riesco a capire le esigenze e ciò che mi vogliono dire queste maestose creature.

Quello che ho imparato fino ad ora è che:

Il cavallo voglio viverlo, non descriverlo. Perchè è troppo “tanto” per essere descritto!

Fatico a parlare di lui, senza sentire di sminuirlo, dato che sa comunicare l’immenso senza avere il “dono” della parola. Se vederlo e ascoltarlo masticare ti apre il cuore, se vederlo arricciare il naso infastidito ti fa sorridere come una madre indulgente… ebbene ti è entrato nel sangue. E sarà impossibile toglierlo, se non ad altissimo prezzo.Ti darà tantissimo. Consapevolezza (a volte spietata, altre commovente), di te stesso. Semplificazione di ciò che va fatto o non fatto, detto o non detto. Eliminazione del superfluo.Ti disarmerà, e sarai nudo. Nel bene e nel male.

Ne varrà la pena!

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COERENZA O FLESSIBILITA’?

Oggi desideriamo chiarire un concetto che, in prima battuta, può generare confusione negli allievi che si avvicinano all’Horsemanship.
Tutti gli Horseman più famosi affermano che la flessibilità è una caratteristica fondamentale per capire i cavalli… Parelli ci dice che “L’unica regola è che non ci sono regole”, Bill Dorrance ripete che è necessario adattarsi ad ogni cavallo facendo gli opportuni cambiamenti nelle nostre richieste per aiutarlo a capire cosa vogliamo che faccia.
Tuttavia…. Gli stessi Horseman ci dicono anche che con i cavalli è fondamentale, imprescindibile e irrinunciabile la coerenza.
Già qui, potremmo fare una osservazione non molto lusinghiera nei confronti degli essere umani!
Per noi esseri umani essere veramente coerenti è molto difficile. Siamo quasi abituati a non fidarci troppo di quanto ci viene promesso, o a non dare per scontato che un determinato comportamento, nostro o altrui, rimarrà uguale nel tempo di fronte allo stesso stimolo.


I contratti nel mondo degli affari sono pieni di clausole volte a tutelarci nel caso in cui la controparte non mantenga la parola data (o, in altre parole, non sia coerente con quanto promesso!).
Per i cavalli, invece, sarà possibile fidarsi veramente di noi solo se saremo sempre e profondamente coerenti!!
Questo significa che il nostro permettergli oggi qualcosa e domani punirlo per lo stesso motivo genera in loro ansia e confusione, mettendoci in una luce minacciosa e poco affidabile.
Il problema è che il cavallo, in quanto animale da branco, deve potersi fidare ciecamente del suo “capobranco”. In natura ne va della sua vita!!
Ecco quindi che in apparenza, coerenza e flessibilità sono due concetti confliggenti e anche in noi fanno sorgere la domanda…
Ma allora come si fa a essere coerenti e flessibili nello stesso tempo?
Come fare capire al cavallo cosa vogliamo esattamente da lui?
Si fa che, per essere buoni Horseman, l’essere umano deve applicare alcuni principi che sono l’espressione pratica della coerenza e della flessibilità. Non illudiamoci, però, che sia semplice applicarli correttamente, dato che sono appunto principi e non regole dettagliate e schematiche, alle quali noi ricorriamo per definire i nostri rapporti e affari nella vita quotidiana.
Intanto, prima ancora di analizzare i principi che ci consentono di essere coerenti ma flessibili, ricordiamoci una cosa fondamentale: nel mondo equino, il rancore non esiste.
Esiste il rispetto per il capobranco che se lo è guadagnato!
Questo significa che il nostro atteggiamento, quando lavoriamo con un cavallo, deve essere calmo e misurato. Non possiamo permetterci di concedere al cavallo la facoltà di smuoverci emozionalmente in maniera eccessiva, facendo scaturire in noi quella rabbia e aggressività e desiderio di “far capire chi comanda”, tipica dell’essere umano.
Dobbiamo essere assertivi, sì, ma non aggressivi……
La differenza è sottile ma importantissima.
Facciamo un esempio per chiarire la differenza.
Stiamo lavorando il cavallo “X” sul gioco guida e desideriamo che trotti. Il cavallo “X” è abbastanza pigro e scarsamente reattivo alle nostre richieste. Fermo restando che dovremo chiederci il perché e imparare a motivarlo (ma di questo parleremo in un altro articolo!), riusciamo a ottenere qualche svogliata battuta di trotto dopo di che il cavallo, di sua iniziativa, si rimette al passo.
Se cediamo alla nostra frustrazione, probabilmente rallenteremo anche noi, guarderemo il cavallo, con respiro corto e affrettato. Poi ci “sfogheremo” su di lui, per ottenere una reazione in avanti, senza più preoccuparci troppo del come.
Risultato: ci siamo concentrati sul cavallo, sul fatto che “lui ha sbagliato” invece che sul nostro obiettivo. Ci siamo concentrati sulla nostra frustrazione e per alleviarla e “fargli capire chi comanda” abbiamo esagerato con la pressione e l’aggressività-
Se invece ci comportiamo da Horseman, ribaltiamo le nostre reazioni.
Non ci concentriamo sul cavallo, non guardiamo il cavallo che ha rallentato. Continuiamo a guardare dove vogliamo andare insieme a lui, respiriamo regolarmente e di nuovo diamo impulso.
Ma l’impulso che mettiamo, se ci comportiamo da Horseman, non gli trasmette ira e frustrazione, ripetiamo, noi rimaniamo concentrati su un’altra cosa, ovvero la direzione e l’andatura che desideriamo tenere.
Altamente probabile che un solo colpetto di stick lo “richiami all’ordine”!
In questo modo il cavallo non si sente minacciato, ma percepisce solo che noi abbiamo chiaro in mente cosa vogliamo e siamo in grado di trasmettergli l’immagine mentale del nostro obiettivo attraverso ogni minimo gesto, sguardo, postura e cellula del nostro corpo.
Se qualcuno di voi utilizza regolarmente delle tecniche per rilassarsi o aumentare la consapevolezza (non ci riferiamo solo a tecniche yoga o meditative, ognuno ha il proprio modo di rilassarsi e potrebbe anche essere semplicemente correre o giocare a nascondino col proprio nipotino), è vivamente consigliato provare a lavorare il cavallo poco dopo avere utilizzato le proprie tecniche per notare le differenze rispetto a quando lo si lavora in maniera più “cerebrale” e da “tabella di marcia”.
Chiarito l’atteggiamento, i principi intesi come responsabilità che ci consentono di essere coerenti ma flessibili al punto giusto sono i seguenti:

  • Non comportarsi da predatori

Significa che, oltre ad eliminare da noi stessi, nel limite del possibile, la rabbia e la frustrazione, dobbiamo ricordarci costantemente che stiamo interagendo con una preda, un animale che trova nella fuga la propria salvezza e che non caccia per sopravvivere.
Per garantirsi la sopravvivenza è molto sensibile allo spazio, alle posizioni che occupano rispetto a lui gli altri esseri viventi. Non pensiamo, quindi, che finché non lo tocchiamo, il cavallo sia indifferente alla nostra posizione rispetto a lui o al nostro sguardo. Lo sguardo diretto e fisso è per lui motivo di ansia (lo sguardo diretto e fisso è proprio il modo in cui lo punta il predatore prima di mangiarselo!). Per non comportarsi in modo minaccioso dobbiamo umilmente imparare a fondo il linguaggio del cavallo e rapportarci con lui per ciò che è, e non per ciò che siamo noi o, peggio ancora, per ciò che vorremmo che lui fosse.

  • Pensare e agire come il cavallo e per il cavallo

Il capobranco, in natura, assume la leadership per consentire al suo branco di sopravvivere. Non gli interessa solo la propria personale sopravvivenza perché, essendo un animale gregario, in solitudine non avrebbe ragione di esistere.
Se un cavallo non risponde alle nostre richieste dobbiamo prima assicurarci che siano soddisfatti i suoi bisogni fondamentali (e che, ad esempio, non abbia dolori o malesseri), poi cercare di comprendere cosa ci sta comunicando e di cosa ha bisogno per essere in grado di acconsentire alle nostre richieste. Siamo noi esseri umani ad avere la responsabilità, ma anche l’immenso onore, di comunicare con il cavallo nel linguaggio che lui conosce.
Monty Roberts definiva questo linguaggio semplicemente e poeticamente Equus e a noi della Scuola Italiana di Horsemanship questo nome rievoca Sacri Sussurri di Patti Inviolabili di Fiducia tra umani e Madre Natura. Quest’ultima ha solo da insegnare e nulla da imparare e ci insegna che………Solo dopo aver ascoltato possiamo sapere come chiedere!!

  • Avere un assetto indipendente

Il nostro corpo deve fluire con i movimenti del cavallo e non ostacolarlo (lui ci darà il meglio di sé se percepisce i nostri sforzi!).E’ nostro dovere studiare come si muove il cavallo per fare richieste compatibili con la sua fisiologia e con il suo equilibrio. In realtà l’assetto indipendente, se è un concetto di immediata comprensione con riferimento al cavaliere in sella, riguarda in senso lato anche il lavoro da terra.Riprendiamo l’esempio precedente, del gioco guida sul trotto.Se il cavallo si rimette al passo di sua iniziativa, applicando più in generale il concetto di assetto indipendente, io continuerò comunque a guardare dove desidero dirigermi e non guarderò lui. Se, per fare un ulteriore esempio, sul gioco guida il cavallo si avvicina troppo a me, non dovrò spostarmi, ma rimanere dove sono e allontanarlo quanto basta con le tecniche Horsemanship di mia conoscenza.

 

  • Usare il Focus

Per chiedere qualcosa al cavallo, in primo luogo dobbiamo avere ben chiaro in mente cosa vogliamo che faccia.
Il nostro corpo, il nostro sguardo e i nostri movimenti agiranno di conseguenza. Come già detto, per il cavallo ogni nostro movimento e posizionamento nello spazio è altamente indicativo, quindi essi devono essere coerenti con il nostro obiettivo. Non possiamo chiedergli di avanzare se guardiamo indietro, o di mettere energia nel suo corpo se rimaniamo chiusi e statici.
Terminiamo ora con una considerazione ovvia, ma spesso sottovalutata: il cavallo è un animale pacifico, di estrema buona volontà e ben disposto a cooperare con l’essere umano.
Il suo punto di partenza, per sua indole, è di accontentarci!
Se non lo fa, spesso è perché non comprende cosa chiediamo!!!
E, tuttavia, anche un animale erbivoro che potendo sfugge all’aggressività, per cui se non comprende e noi ci adiriamo con lui, prova molta confusione e ansia.
….arrivederci al prossimo articolo!!

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di Francesca Fanizza

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