Monica Dovara

Istruttore F.I.S.E. III livello e  preparatore di giovani cavalli

Docente F.I.S.E. di Horsemanship ed Etologia (UD28)

Cell: 3479015232

Mail: monica.dovara@gmail.com

 

Mi chiamo Monica Dovara, abito a Cremona e tralascio la mia età, posso solo affermare che sono passati parecchi anni da quando ….
…. arrivavo a malapena a vedere oltre lo steccato del campo ostacoli allorché mio padre, subissato dalle mie insistenti pressioni, che oggi per rimanere in tema definirei costanti e ritmiche, mi portò per la prima volta in un maneggio a vedere i cavalli. Sino ad allora erano stati soltanto i soggetti dei miei primi disegni: da quel momento questi stupendi animali sono divenuti una parte di me!
Dovettero passare ancora alcuni anni prima che io potessi realizzare il mio sogno: montare e partecipare ai concorsi ippici di salto ostacoli.
Grazie al mio primo istruttore, che mi insegnò non solo le basi dell’equitazione ma anche ad occuparmi della scuderia, a preparare e riassettare una lettiera, la “pratica di governo”, a conoscere e gestire l’alimentazione e soprattutto ad amare i cavalli, iniziarono già da junior i miei primi successi.
Fu proprio in quel periodo che mi resi conto di essere particolarmente attratta dai giovani cavalli e si delineò quindi in me il sogno di poter domare un puledro, insegnargli tutto ciò che avevo sino ad allora imparato e crescere insieme a lui per raggiungere non so quali obbiettivi.
Mi rendo conto solo ora che già a quel tempo cercavo, se pur inconsciamente, una relazione con i cavalli, al di là delle soddisfazioni che poteva regalarmi l’agonismo!
Dopo una decina d’anni abbandonai definitivamente il lavoro d’ufficio e manuale che avevo intrapreso in una ditta di verniciatura della carta ed in cui proprio non mi ritrovavo, per iniziare la carriera di istruttore federale di equitazione e far si che i cavalli diventassero oltre che la mia passione, anche il mio lavoro.
Facendo un bilancio della mia vita a contatto con questi meravigliosi animali, posso ritenermi soddisfatta: ho preso parte a numerosi concorsi ippici saltando categorie di 2° grado e raggiungendo risultati apprezzabili; la mia sete di conoscenza mi ha portato poi a partecipare a diversi stage federali e non solo, con prestigiosi cavalieri del salto ostacoli e del dressage; mi sono dedicata alla doma ed alla preparazione di giovani cavalli, ho fatto anche una discreta esperienza in campo allevatoriale presentando con successo qualche puledro, nato da una mia fattrice, alle rassegne nazionali
Di fatto oggi sono un istruttore F.I.S.E. di 3° livello e tecnico federale di horsemanship ed etologia che cerca soprattutto di trasmettere la passione per i cavalli accompagnando junior e senior sia nell’agonismo sia in un semplice rapporto di conoscenza e di contatto con il cavallo. Grandi soddisfazioni le ho avute anche da alcuni miei allievi: una è divenuta essa stessa istruttore, un’altra è arrivata alla vittoria con la squadra della Lombardia e seconda assoluta individuale nei campionati giovanili a Roma al centro federale dei Pratoni del Vivaro, altri ancora hanno raccolto la mia passione per i puledri ecc…
Il fatto comunque che maggiormente ha dato una svolta alla mia vita, è stato l’avvicinarmi all’Horsemanship.
Ad un certo punto infatti, alla soglia degli anni duemila, incominciai a pormi dei quesiti, mi accorsi che mi mancava una parte di conoscenza, molto importante, forse più della tecnica equestre.… e fu così che iniziò per me un viaggio che cambiò radicalmente la mia vita, e non solo con i cavalli!

Da allora ho frequentato diversi Horseman, ho studiato sino a raggiungere il terzo livello del programma Parelli e lavorato di persona con i migliori istruttori del P.N.H., letto tutto ciò che riguarda Monty Roberts apprezzando ciò che ha fatto per cercare di cambiare la mentalità della doma del cavallo in America ed in gran parte del mondo, John Lyon con il suo stupendo approccio con i cavalli, ed altri ancora meno conosciuti ma che in piccola o grande misura hanno contribuito ad accrescere il mio bagaglio dell’Horsemanship.
Non posso negare che l’inizio fu abbastanza traumatico: gli Horseman che ho avuto modo di conoscere sono “cow-boys” o comunque montano, con la sella americana, cavalli Quarter Horse, Paint, Appaloosa e simili, ma soprattutto “pensano” e “vivono” il cavallo da cavalieri Western!
E’ vero che, al di la della razza, i cavalli, nascono comunque tutti “cavalli”, e siamo noi che li diversifichiamo mettendo loro una sella inglese o americana, tuttavia l’ambiente e la mentalità del cavaliere che monta all’inglese è un po’ diversa dal cavaliere Western. Mi ritrovai quindi all’inizio, in una situazione completamente diversa dal mio mondo del salto ostacoli, dalla tecnica equestre per come l’avevo appresa in precedenza, dalla gestione dei cavalli ospitati in confortevoli box con guardaroba di coperte stagionali per ogni esigenza, ecc ….
Fu la confusione più totale ….
Quando finalmente ebbi finito di elaborare tutte le informazioni, mi resi conto di aver trovato un modo nuovo per relazionarmi con i cavalli che mi regalava sensazioni che nessuna competizione mi aveva mai dato!
Istintivamente ed inconsciamente sapevo ciò che andavo cercando e finalmente nell’ Horsemanship ho trovato gli strumenti per dare forma ad un puzzle fino ad allora incompleto.
Trovai anche un modo più concreto, forse più difficile ma senza dubbio più efficace, per insegnare alla persone ciò che è veramente importante per i cavalli. E, cercando la comunicazione con questi meravigliosi animali, mi accorsi che è soprattutto un lavoro su se stessi che porta le persone a migliorare la vita in generale, o meglio a diventare consapevoli della vita stessa e delle relazioni.
I cavalli sono lo specchio di noi stessi, e se li amiamo veramente ci possono insegnare, con la loro purezza, cose che nemmeno immaginiamo! Certo, solo se li amiamo veramente, non se li usiamo come mezzi per le nostre necessità spesso egoistiche, come purtroppo frequentemente accade soprattutto nell’agonismo: la chiave d’accesso a queste esperienze indescrivibili è solamente un amore profondo nei loro confronti.
Fu questo il motivo per cui alcuni anni fa mi allontanai dall’agonismo ed in parte anche dall’ambiente del salto ostacoli: la “gara” è ora diventata una sorta di competizione con me stessa, ogni qual volta posso dedicarmi con tranquillità ai cavalli, per riuscire ad interagire sempre meglio con loro, a sviluppare sempre di più le qualità dell’horseman, a condividere con loro sensazioni che posso assicurare essere di un intensità indescrivibile .…
Il mio sogno è quello di poter dare, a coloro che cercano le mie stesse emozioni o che si sentono pronti ad intraprendere un viaggio di conoscenza del cavallo diverso da quello che i tradizionali maneggi propongono, la mia esperienza di equitazione “classica” unita ai principi dell’horsemanship in modo da rendere più cavalli “felici” e creare maggiori stimoli a più persone affinché si avvicinino a questi meravigliosi compagni di vita, sia attraverso lo sport, sia in veste amatoriale, con il più profondo rispetto.

★ Articoli ★

Spesso nel mio lavoro, mi trovo davanti ad un quesito : sto chiedendo troppo a questo binomio, é la strada giusta oppure bisogna stare più in superficie?
Si monta a cavallo per svariati motivi, c’é chi si diverte ad occuparsi del proprio compagno, accudendolo nel miglior modo possibile, coccolandolo e proteggendolo, montandolo pochissimo e rispettandolo quasi come fosse fatto di vetro, come la mia adorata B.; c’é chi accetta il proprio cavallo anche se non sempre é come vorrebbe, anzi, ma non riesce a separarsi da lui e con tenacia affronta le sfide che incontra nel percorso magari anche modificando i propri obbiettivi come la piccola/grande V.; c’è chi adora la sua cavalla e seppur con poca esperienza sperimenta, facendo un grande lavoro su se stessa come la stravagante C.; c’è chi è combattuto se usare il quattrozampe per divertirsi con gli amici in campagna, oppure approfondirne la conoscenza con le difficoltà che questo percorso comporta come il nostro mitico A.; c’è chi innamorato di alcuni di loro, pur con poca esperienza ci si dedica con dedizione e passione, con osservazione acuta assorbe al meglio tutti i momenti magici che si creano durante l’ascolto, durante lo scambio che scaturisce attraverso la comunicazione, come S.; c’é chi prova con fatica il cambiamento delle vecchie credenze, ora abbandonandosi al nuovo livello di conoscenza ( anche di sè stesso), ora ritornando indietro, per poi riprovarci con grande sofferenza, perché crescere è faticoso, e con un cavallo che è “tanta roba” lo è ancora di più, come M.; c’è chi ci prova, a far fare ai cavalli i nostri terapeuti, ma solo in punta di piedi, per poi ritrarsi, senza ancora trovare il coraggio di viverla appieno questa meravigliosa esperienza d’introspezione come diversi dei miei allievi….
C’é chi, più semplicemente si diverte a sgalopazzare col proprio cavallo solo per provare l’ebbrezza della velocità, o anche chi non può fare a meno dell’adrenalina che procura l’agonismo, c’é chi usa il cavallo come mezzo di trasporto per lunghe passeggiate in mezzo alla natura, o chi lo usa come dimostrazione di potere, ecc…
I miei allievi appartengono alla prima categoria!
Non so ancora bene se é perché questo é il mio Karma, se perché vivendo io in prima persona il cavallo come essere stupendo che mi accompagna nel viaggio della vita attiro chi é in cerca della stessa esperienza…
Non é una strada facile, questa, d’altronde mi viene veramente difficile ignorare come i cavalli ci facciamo veramente da specchio!! Con loro escono le nostre fragilità, i nostri eccessi, i nostri limiti ed altro ancora! E dipende solo da noi se vogliamo guardarli, questi aspetti di noi, o se soprassedere.
Personalmente credo sia questa un opportunità fantastica, non semplice, ma possibile!!!

chi-siamo-21-monica-dovaraE’ doveroso a questo punto fornire, a tutti coloro che seguono l’horsemanship, dei chiarimenti circa le due scuole citate nel titolo, che apparentemente si differenziano solo per il suffisso “ship” nel vocabolo “horseman”, ma che in realtà sono enormemente diverse per filosofia e struttura. Qualche cenno storico prima di esaminare le ben più profonde diversità. Alcuni anni fa Valentina Bonera e Marco Vignali costituirono la “Scuola Italiana di Horsemanship”, con l’intento di promuovere un approccio etologico con il cavallo, che si allargò, dopo poco, con l’ingresso di due nuovi istruttori: Monica Dovara e Luciano Pusceddu. Nonostante l’impegno, la collaborazione non ebbe successo per divergenze di vedute circa alcuni principi fondamentali, Marco Vignali ne uscì portando con se Luciano Pusceddu e fondando, poco dopo, una nuova scuola denominandola, con poco buon gusto, “Scuola Italiana di Horseman”; mentre Valentina Bonera e Monica Dovara decisero di continuare mantenendo nome e logo dell’originaria “Scuola Italiana di Horsemanship”.
Causa la similitudine della denominazione, sempre più persone identificano erroneamente le due scuole che, ripeto, di simile hanno solo l’appellativo!

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Gli stessi valori che accomunano Valentina e Monica hanno portato alla stesura di una nuova didattica basata su principi e tecniche ispirate ad un concetto di rispetto e conoscenza del cavallo molto profondi, il cui obbiettivo è fare cultura equestre e rendere il tempo trascorso insieme ai cavalli motivo di studio e crescita personale per trarne un reciproco benessere. I livelli e le classi del nostro programma si sviluppano attaverso un percorso di relazione profonda che sgorga da un comunicazione sottile ed armoniosa tra due esseri viventi così diversi.
Principio fondamentale è che: se lavorando con il cavallo ci si trova nelle condizioni di dover esercitare eccessiva pressione, o creare in lui troppa tensione, o addirittura arrivare ad usare la forza per costringere i cavalli, è solo ed unicamente perché manca la conoscenza.
E’ dunque obbiettivo della scuola far conoscere, a chi ama i cavalli, come attraverso lo sviluppo di certe qualità che sono insite in ognuno di noi, si possa interagire con loro senza l’uso della violenza!
E’ quindi un percorso, oltre che di conoscenza dei cavalli, di lavoro intenso su noi stessi al fine di imparare a comunicare ed a relazionarci con loro in un modo che ci arricchisce sotto tutti i punti di vista.
Al giorno d’oggi nascono, come fossero funghi, docenti di horsemanship ed associazioni con siti Web stupendi ed accattivanti. Persone senza nessuna qualifica ed esperienza che fino a qualche anno prima svolgevano attività di tutt’ altro genere, che si improvvisano uomini di cavalli ed esperti conoscitori dopo solo qualche anno di sella.
Per chi entra nel mondo del cavallo, non è così facile, soprattutto all’inizio, distinguere competenza e professionalità da belle parole ed immagini ben costruite, ma con poca o nessuna sostanza. Quando ciò avviene, purtroppo spesso l’allievo abbandona il percorso iniziato perdendo in tal modo l’occasione di provare emozioni inimmaginabili.
Pertanto i nuovi istruttori che verranno formati dovranno seguire un lungo ed impegnativo iter, perché chi insegna, anche solo le basi del programma, deve avere una profonda conoscenza dei cavalli, della comunicazione tra uomo e animale, della pedagogia, ecc…; e questo bagaglio non è certo il risultato di qualche mese o qualche anno passato a contatto con questi stupendi animali.
Grandi horsemen del passato, arrivati in tarda età, hanno riconosciuto di aver da poco iniziato a conoscere veramente i cavalli!
Il nostro bbiettivo non è creare degli show-men dell’equitazione, ma degli Horsemen!
Non abbiamo in calendario decine e decine di corsi, scegliamo di dare rilievo alla qualità del lavoro svolto con gli allievi e i loro cavalli, dando valore ai rapporti umani che si vengono ad instaurare con degli obbiettivi comuni. Pensiamo che questo sia molto importante in un mondo dove tutto corre velocemente, dove il denaro è in testa alla classifica, dove non c’è più tempo per soffermarsi ad osservare un tramonto, ad ascoltare il proprio cavallo, a ritrovarsi.
Per concludere, la Scuola Italiana di Horsemanship nella persona di Valentina Bonera, che dal 1991 lavora con i cavalli al Red Rose Ranch di Pianoro sui colli bolognesi e Monica Dovara, istruttore F.I.S.E. di III° livello e docente F.I.S.E. residente a Cremona e da ormai quarant’anni nel mondo dei cavalli; vuole condividere una filosofia di approccio e di impiego del cavallo frutto di esperienze e conoscenze e grande passione, con chi si avvicina per la prima volta o con chi già monta ma cerca una relazione più profonda ed affascinante con questi meravigliosi amici a quattro zampe.
Nel 2015 /2016, nella sede della scuola a Pianoro, si svolgeranno delle giornate a tema: doma puledri, alimentazione e gestione del cavallo, corsi di horsemanship, corsi di assetto e di comunicazione attraverso l’imboccatura, corsi di barefoot, di ginnastica funzionale ed addestramento del cavallo, trekking, salto e tanto altro…
Venite a trovarci per vedere come lavoriamo!

IL FEEL

Quando si parla di cavalli, spesso si sente nominare la parola “dominare”; e molto spesso, purtroppo, si assiste a scene in cui i cavalli vengono effettivamente dominati dagli uomini.
Cosa anche peggiore è, che c’è chi si avvicina al cavallo per soddisfare il proprio bisogno di dominanza; e sembra che gli “istruttori” e i “domatori” che impongono la forza riscuotano in larga misura consenso e stima.
Il cavallo viene considerato come “quello” che è pronto in qualsiasi momento a prendere in giro “l’umano” e quindi, come tale va trattato. L’uomo deve sottometterlo, deve imporre la propria volontà a discapito dei suoi pensieri, cosicchè l’equino non si permetta mai più un simil affronto!
Non dimentichiamo che il cavallo fin dall’antichità ha servito l’uomo: dal lavoro nei campi alla guerra e come mezzo di trasporto… e ancora oggi, in modi diversi continua a farlo.
Il cavallo non nasce con cattiva volontà: quando non esegue è perchè non comprende le nostre richieste, oppure manifesta qualche malessere fisico, o semplicemente la domanda è superiore al livello di fiducia e rispetto che ha verso di noi in quel momento.


Tra gli uomini c’è chi ha bisogno di imporsi, chi camuffa la propria paura, c’è chi usa attrezzi vari per controllare fisicamente il cavallo perchè gli è stato insegnato in questo modo; c’è chi fa uso di certi “trucchi” per far eseguire gli “esercizi” ai cavalli, ed ancora c’è chi segue questa strada semplicemente perchè non ne conosce altre!
Vero è che al giorno d’oggi ci si avvicina ai cavalli per i più svariati motivi, per vari tipi di disagi personali, raramente purtroppo per vera passione per questi stupendi animali.
Eppure io credo che loro ci possano dare molto, ma molto di più che momenti di adrenalina pura, di ostentazione di successo verso gli altri, di passatempo, di mezzi per fare agonismo… Ci possono insegnare ad essere persone migliori!
Impariamo a conoscerli davvero e ce ne renderemo conto.
Riescono a far emergere in noi tutte le emozioni: dalla frustrazione alla gioia, dalla rabbia al relax, dalla paura all’appagamento, dall’insicurezza all’azione.
Guardiamo queste cose, siamo onesti con noi stessi e potremo lavorare su di noi “con” loro, senza bisogno di dominarli.
Ogni cavallo si fa un’ idea di noi da come ci avviciniamo, da come ci presentiamo, da come teniamo la lunghina per condurlo, da come lo tocchiamo. E’ d’altronde la stessa cosa tra due persone: una semplice stretta di mano ci da una sensazione rispetto all’individuo che abbiamo davanti.
I cavalli sono animali sensibili e amano essere trattati con “feel”, certo pesano anche cinque quintali e più, e molti di loro hanno passato esperienze con gli uomini che li hanno resi prepotenti e materiali, ma se ci preoccuperemo di conoscere il loro mondo, le loro esigenze, le loro regole sociali, se impareremo insomma ad “ascoltarli” di più, capiremo meglio quello che provano ed il perchè di certi loro atteggiamenti; e quando sapremo “leggerli” come loro “leggono” noi, impareremo a dialogare con loro in sicurezza senza bisogno di dominarli!
Non è questo un viaggio breve e facile, ma in un mondo pieno di violenza, di dominio, di materialismo e pressapochismo, avere l’opportunità di coltivare il nostro “feel” a contatto co una massa vitale tanto grande non è poi così male!
Guardate i cavalli negli occhi, non spegnete il loro sguardo, non togliete loro la fierezza!
Non è importante quello che fate, ma come lo fate. Più “feel” e conoscenze avrete e meno dovrete dominare. A voi la scelta!
Questo è ciò che sento e che incessantemente cerco di insegnare ai miei allievi.
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di Monica Dovara

“L’importanza dell’assetto nella comunicazione non verbale

Per prima cosa cerchiamo di analizzare e dare un significato all’espressione “comunicazione non verbale”. Supponiamo di doverci relazionare con un essere che non abbia nulla di umano e che soprattutto non parli la nostra lingua: un’alieno, un extraterrestre venuto da un’altra galassia e, per non avere dubbi, che sia anche sordomuto. In questi termini la comunicazione non potrà sicuramente essere verbale, cioè attraverso una qualsivoglia serie di vocaboli o suoni emessi dalla bocca e percepiti dall’orecchio mediante il senso dell’udito e comprensibili da entrambi. Per comunicare e farci capire, lo dovremo pertanto fare attraverso altri mezzi, e la cosa più semplice e naturale sarà quella di farlo gesticolando con le mani e con il corpo. Riportando tale situazione nel mondo equino, mediante l’impiego di varie posizioni del busto, delle braccia, delle mani e delle gambe, cercando di simulare il più possibile e nel migliore dei modi gli atteggiamenti che assumono tra loro in natura i cavalli, e che potremmo definire “messaggi di corpo”, riusciremo ad intraprendere, da terra e faccia a faccia, una sorta di comunicazione con questi stupendi animali, che diverrà via via tanto più profonda quanto più saremo in grado di entrare con rispetto nel loro modo di “pensare”.
Non è comunque questa la sede per addentrarci nello specifico delle tecniche e dei particolari dei vari messaggi di corpo. Supponiamo ora che questo “omino verde” arrivato dallo spazio sia talmente sfortunato da essere, oltre che sordomuto, anche cieco: il comunicare diverrà ulteriormente complicato.

Non potendo più usufruire nemmeno del senso della vista, la relazione dovrà avvenire attraverso qualcos’altro: il tatto. Il reciproco contatto del corpo e delle mani dovrà essere talmente semplice, chiaro e preciso da far comprendere al nostro interlocutore ciò che intendiamo comunicargli.
Ritornando per similitudine nel nostro mondo più veritiero, nel momento in cui saliremo in sella al nostro amico a quattro gambe, ci troveremo nelle identiche condizioni di cui sopra. Dovremo comunicare con lui da una posizione, la sua schiena; in cui non potrà vederci, sarà come se fosse, in un certo senso, cieco. Non potrà vedere i “messaggi di corpo”: li potrà solo percepire attraverso il contatto con alcune parti del nostro corpo. Ma perché siano facilmente comprensibili, tali messaggi dovranno necessariamente essere semplici, chiari e precisi!
Semplici: perché il solo fatto di non vederci procura uno certo stato di timore e confusione e soprattutto perché il nostro amico cavallo ha un “modo di ragionare” molto semplice, come un bambino va letteralmente “accompagnato” anche nelle più elementari richieste di avanzare, fermarsi, girare o spostarsi ed ha quindi bisogno di elaborare ed assimilare tali richieste singolarmente.
Chiari: perché nella semplicità della richiesta, non devono esserci possibilità di fraintendimenti, non deve sorgere alcun dubbio su ciò che intendiamo comunicargli con quella determinata azione.
Precisi: perché non dobbiamo dare nulla per scontato, la precisione delle nostre azioni di richiesta deva diventare praticamente assoluta durante tutte le sue ripetizioni per non creare confusione alcuna, soprattutto nelle fasi dell’addestramento.
Ed è qui che entra in gioco l’importanza dell’assetto che, intendiamoci, non è da confondere con la “posizione” da assumere in sella, che può variare a seconda delle diverse discipline intraprese: dressage, salto ostacoli, monta western, corse in piano ecc…. ma è la “capacità di mantenere l’equilibrio nel movimento indipendentemente dalla posizione assunta”. Per intenderci, è l’essere in grado di fumarsi una sigaretta intanto che si beve un buon caffè dopo aver letto il giornale il tutto fatto in scioltezza e leggerezza alle tre andature, passo trotto e galoppo. Senza arrivare a tanto è comunque la capacità, in tutte le andature di rimanere in equilibrio sul baricentro del cavallo in leggerezza e senza tensione alcuna in modo che le due masse, la nostra e quella del cavallo, si muovano all’unisono ed in piena armonia.
Con un assetto non corretto, per cercare di trovare e mantenere forzatamente l’equilibrio, si perderanno inevitabilmente la precisione e la chiarezza delle richieste e conseguentemente, al fine di effettuare le necessarie correzioni
imprecise risposte del cavallo, la semplicità, perché andremmo a sovrapporre più azioni contemporaneamente.
Un buon assetto ci permetterà innanzitutto di essere e rimanere sul baricentro in tutte le situazioni a vantaggio, conseguentemente, della nostra sicurezza; ma anche di trovarci in quella zona che definirei “neutra” ove cioè la nostra struttura ed il nostro peso vengono meglio tollerati dal cavallo e da cui potremo partire per comunicare tutte le richieste del caso attraverso il contatto tra i due corpi.
Tali richieste verranno eseguite mediante spostamenti del nostro corpo o pressioni effettuate con le cosce o con i polpacci o con i talloni nelle diverse zone del suo costato o spostamenti delle braccia, delle mani ed anche delle dita, ma saranno molto chiare e precise perché non dovremo preoccuparci della nostra stabilità in sella e tutte le parti del nostro corpo saranno completamente indipendenti le une dalle altre. E più il nostro assetto sarà ineccepibile, più tali azioni diverranno talmente minime sino a risultare, con il migliorare dell’addestramento, praticamente impercettibili quasi venissero sostituite dal solo pensiero.
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di Gianluigi Anselmi

Un “Branchetto”

Un ‘branchetto’, questo è ciò che ci sentiamo ora.
Ma com’è cominciata?
All’incirca dieci anni fa entrai in un maneggio con la curiosità di vedere com’era quel mondo che mi affascinava, ma non avevo mai avuto occasione neppure di sfiorare; un passatempo estivo, per stare all’aria aperta, praticare sport.
Dopo poche lezioni la notizia di un trasferimento nell’aria e già qualcuno interessato e te. Bisognava prendere una decisione in fretta e, chissà perché, pensai che non potevo lasciarti andare via.
Sicuramente fu un azzardo, ma ci sono giorni in cui bisogna osare…
Non ero mai andata a cavallo prima (il mio mondo era la musica), avevo una certa età e non sapevo quanto sarei stata in grado di imparare da un punto di vista equestre, ma certamente ero cosciente dell’impegno che andavo a prendere e non mi spaventava. Anzi, in realtà era proprio questo ciò che volevo: non un’ora di lezione, ma una scelta di vita.
Forte di questo, inconsciamente forse pensai che le mie buone intenzioni ed il mio desiderio di imparare sarebbero stati sufficienti; ma non fu così.
Non nascondo che ne seguirono tristezza e frustrazione.
Io ero totalmente inesperta, senza leadership ed a tratti impaurita.
Allora perché scegliesti me?
Tu eri difficile, arrabbiata, con un pessimo giudizio sugli umani.
Perché allora scelsi te?
Chissà, e forse il mio essere priva di conoscenze e di esperienza fu la nostra fortuna.
Dovemmo per forza cercare un modo per comunicare, perché senza imboccatura (e quella che portavi quando ti abbiamo conosciuta era severa) eri una ‘leonessa’, perciò tutto quello che era relazione o anche semplicemente prendersi cura di te, era un problema o ci era precluso.
E così ecco il primo corso di natural horsemanship…
Dei corsi che sono poi seguiti ho immagini bellissime, del primo ho impresso nella mente il ricordo dello sforzo che mi costò mettermi in gioco davanti a tanti umani, tutti molto più esperti di me, ma soprattutto della fatica di stare in campo per tutto quel tempo con te.
Due giorni fa-ti-co-sis-si-mi!!!
Non avevi né rispetto né fiducia, eri ‘contro’ e mi mettevi paura.
Due giorni lunghissimi, ma, a pensarci bene, due giorni, soltanto due, sono stati sufficienti a mostrarci una nuova prospettiva; per noi credo l’unica.
Ci è voluto del tempo, ma con il desiderio di poter fare cose con te, (possibilmente in sicurezza!) da un lato, e la comprensione di come pensano i cavalli dall’altro, costruivamo, mattoncino su mattoncino, il nostro rapporto.
E mentre questo accadeva, tu, che eri quella che metteva alla prova, che invadeva pesantemente lo spazio, che sfidava sempre, cominciavi a mostrare una leggerezza e una capacità di ascolto inaspettate.
Sono convinta che abbia cambiato la tua idea perché sentivi che ero lì per te, il che equivaleva al tempo stesso a fare qualcosa di bello per me…
All’inizio ho detto che non bastava la mia buona volontà, ora dico che l’atteggiamento ha fatto la differenza, ma non è una contraddizione, è il cerchio che si chiude.
In mezzo il tempo passato insieme e parecchi corsi.
Certo stare in quel contesto faceva bene anche a te, ma posso ben dire che ero io ad avere il bisogno di imparare, trovare risposte alle mie tante domande, apprendere le tecniche, ed anche di credere in me stessa, credere che, a dispetto del mio partire da zero, sarei stata in grado di farcela. Il lavoro era su di me, ero io che, ancora una volta, dovevo osare.
Grazie ai corsi che insegnano i princìpi a cui fare riferimento e che mettono le basi per fiducia e rispetto in senso reciproco, in seguito anche a casa, da sole, abbiamo potuto progredire e quindi condividere poi tante esperienze diverse e gratificanti.
Ho imparato tante cose (tu le sapevi già fare…) ma alla fine si tratta di tante sfaccettature di un unico desiderio: semplicemente… stare insieme.
Sono passati quasi 10 anni, e tu sei entrata nei 27.
Nei primi anni ti abbiamo visto diventare sempre più bella, come se le lancette dell’orologio andassero all’indietro!
Ora certo sei una signora in età, ma sempre fiera nell’atteggiamento, con un gran carattere, e sempre pronta a ‘spostare’ tutti.
Tu ed io: un branchetto, compagne di strada, balsamo alle ferite…
Due signore in età, come si diceva, e so che un giorno ci dovremo separare; ma mi piace pensare che ci ritroveremo.
Non so se ci riconosceremo, ma sono convinta che, ancora una volta, noi due ci sceglieremo.

di Antonella di Pasquale

★ Prossimi eventi con Monica Dovara ★

Events in Dicembre 2019–Nov 2020

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    Corso assetto e horsemanship
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    Corso assetto e horsemanship
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    Corso Doma Puledri e Cavalli Problematici
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    Corso Doma Puledri e Cavalli Problematici
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    Corso di Horsemanship 1° Livello 1° Classe
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    Corso di Horsemanship 1° Livello 1° Classe
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    Corso Formazione: lettura del cavallo e programmazione del lavoro idoneo, priorità nella comunicazione (il corso potrebbe slittare al week-end successivo in caso di condizioni climatiche avverse)
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    Corso Formazione: lettura del cavallo e programmazione del lavoro idoneo, priorità nella comunicazione (il corso potrebbe slittare al week-end successivo in caso di condizioni climatiche avverse)
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    Corso di Horsemanship 2° Livello 1° Classe
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    Corso di Horsemanship 2° Livello 1° Classe
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    Corso Doma Puledri e Cavalli Problematici
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    Corso Doma Puledri e Cavalli Problematici
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    Corso di Horsemanship 2° Livello 1°e 2° Classe
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    Corso di Horsemanship 2° Livello 1°e 2° Classe
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    Open Day della Scuola Italiana di Horsemanship