Simone Salomoni

Tecnico Primo Livello E.N.D.A.S. (riconosciuto C.O.N.I.)

Cell: 3392321300

Mail: simonesalomoni76@gmail.com

 

Se vi interessa sapere chi sono…shhh…leggete in silenzio…così son entrato nel mondo dei cavalli…in un mondo silenzioso… di passi morbidi e leggeri che nemmeno il duro cemento può far risuonare, di sbuffi e di soffi così leggeri da far dimenticare le grida e gli applausi… di morbida corda tanto flessibile da essere più forte del metallo… di occhi vivi di pensieri e di libertà da far sembrare vuoto ogni cassetto di sogni. E poi in punta di piedi una cavalla ha iniziato in quelle tante ore di silenzio insieme a spiegarmi, a raccontarmi a mostrarmi il suo mondo, nessuno dei due si è mai sentito di appartenere all’altro, liberi entrambi di essere se stessi ma con la voglia di conoscersi e di condividere reciprocamente. Ora anche altri occhi, più giovani mi raccontano le lo storie…diverse, ma sempre ricche e sempre piacevoli per il sempre poco tempo che possiamo condividere.

Istruttore della Scuola Italiana di Horsemanship e Tecnico di I° livello – Endas Equitazione.

Ho iniziato il mio percorso nell’equitazione tradizionale, per poi affrontare, in maniera più convinta e decisa, il percorso formativo della Scuola Italiana di Horsemanship, che mi ha permesso di dare risposte a tante domande a cui la precedente esperienza non aveva dato soddisfazione. Il nuovo approccio al vasto mondo dei cavalli, iniziato con una cavalla problematica, con cui ho condiviso e condivido le gioie e i dolori di questo mondo  mi ha fatto decidere di iniziare così il percorso per istruttori a cui ho abbinato corsi specifici di doma e di assetto, sempre nel rispetto dei principi della Scuola. Il piacere di affrontare sia specifici problemi che i primi passi di un rapporto con i cavalli giovani , mi ha sempre guidato ed entusiasmato in questo percorso. La vita con i cavalli è un compromesso,  penso che lo scopo di un istruttore sia quello di “istruire”, trasferendo la propria esperienza e dando gli strumenti, per poter rendere questo compromesso il più possibile piacevole e corretto, per umani e cavalli. Visto la vastità e la complessità della materia, ho ritenuto utile condividere la mia attività con un team che comprende veterinari e pareggiatori, qualificati e soprattutto specializzati, per fornire un quadro quanto più completo ed esauriente possibile di questo mondo così vasto che è necessario esplorare a 360° per fornire risposte esaurienti efficaci ed efficienti.

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Mi è stato chiesto di raccontare una storia, ed eccomi qui a provarci. La doma è avvenuta in Argentina, non so dove sinceramente, la geografia per me non è importante, poi il viaggio, è stato interminabile, stipata in una nave per circa tre mesi.
Destinazione un maneggio in Lombardia. Il caratteraccio, che sfiderei chiunque di voi a non avere e la scarsa fiducia verso l’uomo non erano innate ma sono state insegnate, prima, durante e dopo il viaggio. L’arrivo in Italia e l’inizio dei corsi per neofiti in Lombardia. Ma nulla funziona, manca la fiducia ma abbonda la rabbia, ancora e ancora per le costrizioni imposte dall’uomo, si crea sempre più nostalgia per quelle praterie dove la vita è iniziata e dove “gli altri” erano….cavalli e parlavano una lingua comprensibile, ma anche dove tutto è finito legata a un palo e impastoiata tanto forte da averne ancora le cicatrici, fuori, sulla pelle per sempre senza peli dove tutti gli umani possano vedere e vergognarsene, ma soprattutto dentro, dove pochi umani hanno il coraggio di guardare e di chiederne scusa. Il solo concedere i piedi, in seguito al tipo di doma violenta richiedeva la sedazione, avere un rapporto con gli umani impossibile…qui “gli altri” erano persone, che parlavano un altro linguaggio e che si disinteressavano del fatto che la straniera appena arrivata lo capisse.
 L’incontro con Valentina che coglie un piccolo segnale nell’atteggiamento, forse nello sguardo, una richiesta di aiuto fino ad allora urlata ma da nessuno udita, come spesso accade. Decide di ascoltare quella flebile richiesta, urlata così forte, di comprensione e non di compassione, la fierezza nessuno è ancora riuscito a stroncarla.
L’arrivo al Casalino e l’incontro con esseri viventi, strani, camminano su due gambe ma tra una parola e l’altra si capisce il senso di cosa stiano dicendo, ma la fiducia quella no, non si può proprio concedere; in paddock l’essere un cavallo di quelle praterie riemerge, si esprime, si realizza, ma fuori da quella piccola prateria…la capezza assomiglia ancora troppo alle corde legate a quel palo usate per la doma, da non potersi fidare di chi prova a infilarla al collo, il corpo trema di paura sotto la sella, i piedi sono un tutt’uno con la terra… nessuno potrà averne il controllo, così è deciso.
Per Valentina è ora di provare a cambiare, ancora, e così iniziano i corsi con quell’essere strano senza un minimo di esperienza senza che abbia la conoscenza delle regole di questo fine gioco. E’ ora di uscire dal paddock, presto si impara che bisogna arrivare prima degli altri per fare i corsi insieme, i tempi sono dilatati per fare ciò che si crede scontato, tutto è complicato , il paddock è grande è in salita e due gambe corrono più lente di quattro. Ogni tanto ci si ferma e ci si guarda come per capire dallo sguardo chi sarà a rassegnarsi prima.
Molti sorridono quando ci vedono lavorare insieme, pomeriggi e pomeriggi, di mesi e mesi, passati solo per insegnargli a pulire i piedi, le gambe o sono un tutt’uno col terreno o sono farfalle che volano senza un disegno preciso nell’aria.
Beh in maneggio si replica, l’opposizione alle richieste è la regola…il mantenimento della direzione? una lotta. Il rispetto dell’andatura? un utopia. Accettare le pressioni una battaglia senza quartiere…i sospiri si sprecano come se non avessero un costo, invece ce l’hanno eccome.
Ma è strano, è nuovo, è diverso e mi stupisce, tutto questo viene fatto nel rispetto reciproco nonostante i sentimenti siano contrastanti ? la paura, il bisogno di sicurezza, il bisogno di parlare lo stesso linguaggio il chiedersi perché fidarsi l’un l’altro, non era mai stato così prima.
Monica e Valentina iniziano ad approfondire questa cosa, che chiamano Horsemanship, e i linguaggi si fanno sempre più chiari, ci si capisce…di più, ci si spiega…di più, sento che la “S”fiducia inizia a perdere i suoi appigli e lascia campo al desiderio di una maggiore serenità, un desiderio che è troppo forte per non essere ascoltato. Forse il rancore verso gli uomini cede quando si realizza di potersi parlare, così da potersi chiedere scusa e forse, chissà, un giorno perdonarsi.
Il cammino è iniziato verso altre e diverse “praterie”, ora si tratta solo di crederci di non arrendersi…mai, lo sconforto, la confusione, la fatica, i dubbi, la chimera di una strada più facile, più semplice ti mordono le caviglie come la pastoia, ma se resisti quell’attimo, allora…capisci perché ne è valsa la pena.
E oggi ? …è il 16 ottobre 2016 al maneggio c’è una giornata aperta a tutti per capire insieme come si possa imparare un linguaggio, indispensabile, per condividere un qualunque rapporto, anche quello tra uomini e cavalli. Chiasso e confusione, cavalli vengono e vanno persone parlano e camminano ovunque, facce vecchie e facce nuove, curiose, osservano. E’ pomeriggio e Monica mi chiede di andare in campo ma in libertà, senza capezza, senza lunghina… senza costrizioni esterne ma solo con quel legame che o c’è o non c’è, vuole fare una dimostrazione per gli ospiti di cosa significhi il lavoro fatto e gli obbiettivi che si possono raggiungere proprio con quel lavoro.
E chi se lo sarebbe mai aspettato all’inizio di questo viaggio? Proprio io?
Sta arrivando, così risalgo dal paddock, entro in capannina prendo, io, la capezza e nel prato vicino al maneggio ci si pulisce i piedi con la lunghina appoggiata sulla schiena mentre si mangia l’erba…ora funziona così. Entro in maneggio, la capezza si slaccia e ora lo sguardo è l’unico legame che resta. Gli occhi di tutti gli spettatori sono lì a guardare per decidere che significato dare a ciò che vedranno, devo decidere se mostrare ciò che è stato oppure se cambiare marcia e mostrare ciò che invece può essere, ora nessuno può costringermi…si inizia!

Le richieste iniziano e decido che quell’essere che cammina insieme a me un po’ rigidamente un po’ con preoccupazione va salvato e così a testa bassa cammino e corro e insieme faccio gli esercizi che man mano mi si presentano. Poi tutto finisce come iniziato con un abbraccio e tante carezze. Questa è semplicemente la mia storia, io sono Huma, una cavalla argentina dun, che cammina sempre a orecchie indietro e quell’essere strano, che quel giorno finito il lavoro davanti a tutti ha bagnato con qualche lacrima la mia criniera mentre mi ringraziava per quanto avevo fatto per lui e per quanto gli avevo insegnato, non quel giorno ma in tutto il nostro viaggio, è Simone.
E ora, da istruttore della Scuola Italiana di Horsemanship, mi scopro in realtà solo un suo allievo.
Il viaggio continua…

La famosa e così spesso travisata, frase di Riccardo III, nell’omonima opera teatrale di Shakespeare, ”…un cavallo, il mio regno per un cavallo…” non significa, a magnificare i cavalli, che per il Re il cavallo fosse più importante del suo bene più prezioso, il suo regno, ma che dopo essere stato disarcionato, temendo per la sua vita, desiderava oltre ogni cosa l’unico mezzo dell’epoca che gli permettesse di fuggire per salvarsi la vita.
Purtroppo troppo spesso mi capita di veder appunto travisato un altro concetto: il legame con il proprio cavallo.
Ultimamente ho avuto il privilegio di lavorare con molti cavalli e quindi anche con molti proprietari. Fortunatamente persone che, esperti o no di cavalli, per il bene e l’interesse reciproco nel binomio, hanno deciso, di porsi delle domande, o nell’intraprendere un percorso con il nuovo o vecchio amico cavallo o che arrivati a un punto di stallo nel rapporto hanno deciso di porsi domande rispetto ad alcuni sistemi di addestramento e comunicazione, per così dire “tradizionali” . Così ci siamo incontrati. MA questo mi ha fatto riflettere sull’altra faccia della medaglia. Ben venga chi si pone il problema del fatto che un cavallo non sia una moto … ad alcuni “potrà sembrare” che si assomiglino ma vi garantisco che così non è. Curioso quanto questa affermazione suoni banale e ridicola, in un mondo di cavalieri che dichiarano di “amare come figli” questi animali, ma curioso è ancor di più vedere in quanti, invece, li trattino e abbiano un approccio nei loro confronti esattamente come se fossero proprio una moto, un mezzo meccanico che risponde solo alle leggi della fisica.
Vediamo insieme di capire le differenze, con un po’ di sarcasmo.
Le due situazioni.
1. Domenica mattina. Apro il garage e con soddisfazione guardo il mio destriero di ferro, con ammirazione e soddisfazione, già ne assaporo il momento in cui lo cavalcherò dopo tutti i sacrifici fatti per comprarlo e mantenerlo, la vernice brilla al sole che filtra dalla saracinesca. E’ li ferma che mi aspetta tolgo il cavalletto. Spingo la moto fuori e la spolvero il più velocemente possibile per partire subito e arrampicarmi sulle 100 curve fino allo chalet del raduno per farmi ammirare sulla sua sella. Ripasso tutto quello che devo sapere per andare in moto sulla mia pista privata, la statale: gas a destra freno a sinistra, testa sulle spalle e vedrai che per pranzo sono già a casa sano e salvo. Al rientro, curva 20, mi accorgo che un ammortizzatore … eh accidenti non è perfetto, lunedì chiamerò subito il meccanico e lo farò sostituire, per il mio destriero di ferro questo e altro. Torno a casa apro la saracinesca del garage ci parcheggio la moto la copro con un telo, così domenica prossima perderò meno tempo a spolverarla prima di ripartire.
2. Domenica mattina. Apro il box/paddock e con soddisfazione guardo il mio destriero, con ammirazione e soddisfazione, ne assaporo il momento in cui lo cavalcherò dopo tutti i sacrifici fatti per comprarlo e mantenerlo, i sui occhi brillano, anche senza il sole, MA se non li guardo e non cerco di leggerli ho già perso una grande parte del piacere. MA il cavallo non è li fermo e non mi aspetta, forse sarà il caso di capire il perché, prima, di pensare alle 100 curve che avrò presto davanti a me. Sono sicuro che se entrando nel garage la moto vedendomi scappasse mi porrei delle domande. Quindi è giusto farsele…in entrambi i casi. Accompagno il cavallo fuori e lo striglio MA mi prendo il tempo necessario, a differenza della moto il momento del GROOMING mi svela moltissime informazioni: che tipo di giornata sarà, da terra o in sella che sia, l’umore del mio amico, dove mi potrò spingere oggi, e anche se per caso non ci siano anche eventuali problemi fisici o solo sensibilità particolari … oggi! Ripasso tutto quello che devo sapere, MA il gas non è a destra e il freno non è a sinistra. Lavorare nel ripasso di alcuni principi (che non significa assolutamente mettersi alla corda trotto e galoppo), INSIEME, prima di affrontare il lavoro che si è deciso di fare è utile per riaccendere i sistemi fisici e mentali di entrambi, per leggere insieme come reagiremo entrambi al lavoro quella mattina, se si è presentato un problema fisico o se manca, cercando di comprendere subito, perché e da parte di chi del binomio, quella connessione indispensabile per tornare a casa sani, salvi e appagati di quanto fatto, poiché a differenza della moto tutte le domeniche non sono … domeniche! Mi accorgo che una zampa non funziona come deve, beh qui non posso dire ci penserò domani verrà il veterinario e la sostituirà (che si traduce in chili di antidolorifico e la domenica dopo riparto come nulla fosse, tanto così facendo ho azzerato il dolore), ma mi farò le domande giuste per comprendere e gestire al meglio la causa nel rispetto dei dovuti tempi di recupero, poiché sicuramente investire correttamente il tempo darà, nel tempo, i giusti frutti. Arrivo a casa apro il box/paddock MA aspetto di accertarmi che il cavallo non abbia bisogno di qualche attenzione in più, una strigliata una pulizia/disinfezione dei piedi, una lavata, un istante di relax insieme brucando dove dal box/paddock proprio non può arrivare da solo.
E’ lunedì mattina e sono sano, salvo … molto appagato direi addirittura soddisfatto e domenica, il cavallo mi aspetterà e uscirà INSIEME a me dal suo box/paddock.
Convivere con un cavallo, senza entrare ora nel merito del fine che si vuole raggiungere con lui (questo merita un altro capitolo…), significa entrare in un mondo diverso dal nostro, i cavalli sono senzienti, hanno carattere e sono volubili quanto noi: nello spirito, al dolore, alla felicità, al bisogno di rapporti sociali e alla qualità di questi rapporti, al cambiamento del tempo, al clima e all’ambiente in cui si vive quotidianamente, all’alimentazione. Siamo divisi da milioni di anni di evoluzione ma ci siamo incontrati in un momento della storia a condividere la stessa vita, gli stessi spazi, prima per necessità (nostra), ora per piacere (nostro). Facciamo sì che il penetrare coscientemente il loro mondo sia fatto con un approccio tale da non diventare uno stupro di ciò che si esplora.
Io ho scoperto di poter condividere questo loro complesso e così diverso mondo grazie all’Horsemanship, capendo, con pazienza ed umiltà, MA comunque sempre cosciente dei compromessi a cui bisogna sottostare, come il sottile limite che ci divide in questi due mondi sia però assolutamente percorribile e ricco di soddisfazioni, trovando un equilibrio che consenta a me e al cavallo di comunicare reciprocamente. Il cavallo si esprime e comunica, non è un essere silenzioso “come possa sembrare”, gli anni di evoluzione insieme hanno aperto anche questo canale di comunicazione di cui si deve comunque occupare dal momento che decidiamo che debbano convivere nei nostri angusti spazi.

Se volessi fare le impennate o partire sgommando o frenare con lunghe strisciate allora SI, vi consiglio io, prima di tutti (da motociclista), di comprare una moto. Sarà un ottima scelta davvero non ve ne pentirete e vi garantisco che si troverà d’accordo con me anche qualunque cavallo.
Un grazie agli amici della Puglia.

Una pillola. Parlando di cavalli spesso si parla di addestramento, di doma, ecc.. ma oggi più di ieri capisco come questi siano, gli strumenti, all’arco di un horseman e non gli obbiettivi. Ho sempre pensato che riuscire a creare una “connessione” con il cavallo fosse sia una necessità per poter intraprendere una qualunque comunicazione, che l’obbiettivo finale di un horseman. Amo il lavoro in libertà, ma ora una diversa esperienza mi ha fatto apprezzare l’importanza anche del lavoro fatto in sella. Entrambe le condizioni mi hanno fatto apprezzare come la “connessione” tra cavallo e horseman sia, sì, necessaria ma non sufficiente. L’intenso e profondo lavoro fatto ora con il cavallo che da anni mi fa da istruttore mi ha fatto capire, un giorno, all’improvviso come l’ Horsemanship possa andare oltre e farti arrivare a creare una “complicità” con il cavallo. Il poeta Walt Whitman…definisce in maniera chiara e quasi banale cosa significhi questo termine: “Fra i rumori della folla ce ne stiamo noi due, felici di essere insieme, parlando piano, forse nemmeno una parola”.
Il lavoro e a volte lo svago, che si condivide con un cavallo può consentire di raggiungere questa sensazione che curiosamente permette di migliorare la soglia di sensibilità rendendo più semplice, piacevole e appagante il lavoro anche con altri cavalli. L’approccio ai cavalli nel rispetto dei principi che questa scuola … di vita insegna e consente, ci apre la strada per avere questa possibilità unica e preziosa. Si scopre così come regole e programmi non appartengano a questo mondo, un mondo invece, che nella maggior parte dei casi riduce l’esperienza con i cavalli a uno sterile lavoro mirato solo a creare efficienti macchine pronte ad obbedire ai nostri comandi svilendo il loro pensare e decidere di stare vicino a noi. Credeteci è possibile, quando capirete di essere “complici” del cavallo che vi è a fianco sentirete aprirsi un nuovo orizzonte inesplorato e sconosciuto ma che vi attirerà inesorabilmente verso nuove sensazioni, senza timori.

Ho trascorso quattro giorni, in questa terra, presso il bellissimo Centro Ippico della “Masseria Fossa”, invitato da Marco e Michela, per una dimostrazione di Horsemanship, grazie per l’ospitalità come sempre così calorosa. con voi e i vostri cavalli.

Questa breve carrellata di foto vuole essere un ringraziamento per chi ha condiviso con me questa esperienza preziosa, Marco, Michela e Giacomo, Greta, Chiara e Filippo.

Un grazie a tutti coloro che dopo il confronto che abbiamo avuto “sul campo”, affrontando diverse problematiche con il proprio amico cavallo, vorrebbero approfondire questo modo di vivere l’equitazione, per me è stata una grande soddisfazione l’apprezzamento che mi avete dimostrato per il lavoro svolto insieme in queste, purtroppo, troppo brevi sessioni ed in particolare un grazie a Luigi e Stefano.

Non dimenticherò anche Rosetta la bardotta che invece tanto ha insegnato a me.
Un saluto con la promessa di rivederci ancora, presto, per lavorare tra gli ulivi con voi e i vostri cavalli.

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