Valentina Bonera

Tecnico Secondo Livello E.N.D.A.S. (riconosciuto C.O.N.I.)

Una vita dedicata ai cavalli………

Cell: 3383930014

Mail: redroseranch@alice.it

 

Mi chiamo Valentina Bonera, sono nata a Milano il 6 gennaio 1978.
Ho vissuto a Monza e ho studiato “Belle Arti” a Milano fino a 23 anni.
Avevo all’incirca otto anni quando mio padre mi appoggiò sul primo cavallo che avessi mai visto, un gigantesco argentino pezzato con una enorme testa dritta e fiera, con lo sguardo placido e profondo di un guerriero da strada.
Da quel momento in poi tutto è cambiato, nei miei pensieri, nel mio cuore e nella mia vita, sono entrati i cavalli. Da allora non mi hanno mai abbandonato, o forse io non li ho più lasciati andar via.
Da ragazzina, come tutti i giovanissimi che si avviano all’equitazione, ho partecipato a qualche concorso e ho anche conseguito i quattro livelli con la AIEW. Tuttavia non mi sono mai trovata a mio agio nell’ambiente agonistico che, nonostante i risultati apprezzabili, ho abbandonato quasi subito.
La dimensione di relazione con il cavallo che più mi apparteneva io la ritrovavo nei boschi e lungo i crinali delle colline dell’Appennino Emiliano, dove fuggivo appena mi era possibile. Appena potevo partivo da Milano e correvo al Red Rose Ranch. L’associazione sportiva esiste dal 1991 ed è nata grazie a Joppy (Giovanni Magli) e al suo sogno di riavvicinarsi alla natura, di ritornare alle sue origini. Questo luogo da allora è diventato per me una seconda casa.
Trascorrevo i fine settimana montando la mia Brigitte nelle belle passeggiate lungo il torrente Savena, in compagnia di amici che condividevano la mia stessa passione. Si girava a cavallo per giorni, dormendo sotto le stelle, respirando l’impagabile aria della spensieratezza e della libertà. Durante questi anni bellissimi Joppy mi ha insegnato i cavalli, le cose vere da sapere su di loro… e su tante, tante altre creature che popolano i cieli e i boschi delle nostre meravigliose colline.
Sull’onda delle mie inclinazioni e alla ricerca di un equitazione diversa, che ci riportasse in contatto con la natura e con noi stessi e che restituisse al cavallo la sua dignità e il suo ruolo di protagonista in questo “sport”, nel 2007 ho iniziato ad interessarmi alla cosiddetta “Natural Horsemanship”. Ho sempre sentito il cavallo come un amico, un compagno di viaggio non solo in senso lato, esso è a mio avviso, tra le poche creature in grado di accompagnarci in un cammino che ci conduce davvero in profondità dentro noi stessi. Attraverso il mio lungo percorso formativo nel mondo dell’ horsemanship, che è ancora in evoluzione, ho trovato il canale per trasmettere alle persone il valore di questa straordinaria opportunità che i cavalli ci offrono.
Oggi al Red Rose Ranch mi occupo, con i miei preziosi collaboratori, di una quarantina di cavalli. Sono un Istruttore qualificato Engea, Tecnico di Istruzione Equituristico, docente formatore del Programma “Equilogika – Addestramento Binomi Equestri” e Istruttore della Scuola Italiana di Horsemanship, un programma di Equitazione Etologica che ho creato nel 2008 insieme a Monica Dovara, grande professionista nonché meravigliosa donna di cavalli.
Chi conosce il Red Rose Ranch sa che non è un grosso Centro Ippico, non organizziamo competizioni agonistiche. Svolgiamo il nostro lavoro con semplicità e tanta passione in un piccolo maneggio sulle colline del nostro bell’Appennino…. e abbiamo scelto la nostra strada con i cavalli.
Lavoriamo per insegnare un’equitazione più consapevole attraverso la strada della comunicazione “naturale” che abbiamo scelto di intraprendere con i cavalli. Una strada di libertà, serenità e relazione che ci tiene ancorati all’intento originario di chi aveva desiderato questa realtà e creato questo luogo. Il sogno di Joppy, che purtroppo ci ha lasciati nel 2006, i suoi principi e i suoi valori, sono forti e vivi dentro tutti noi.

★ Articoli ★

Non ho mai scelto un cavallo in vita mia, mi sono sempre capitati ed ognuno di loro mi ha insegnato qualcosa di importante. Ho finito col persuadermi che non siamo noi a scegliere gli animali ma loro a scegliere noi… per qualche misteriosa ragione.
Un giorno mi capitò una cavalla, allora non potevo saperlo ma quella cavalla avrebbe cambiato la mia vita per sempre.
Era un piccola cavalla argentina dal mantello dun, il suo pelo era dorato e cangiante come la seta. La sua pelle finissima e sensibile al più piccolo tocco, rivelava la delicatezza della sua anima così come la sua testolina dalla linea gentile e affusolata. Era stata domata in modo violento e coercitivo, aveva una pessima idea del’uomo, del tutto giustificabile. Non voleva più essere presa, ne incapezzata ne montata. Era sua ferma intenzione tenersi a debita distanza da qualsiasi bipede le si avvicinasse. Quando entravo nel paddok con l’idea di prenderla mi lanciava un occhiata sprezzante, mi volgeva minacciosa il posteriore, sferrava un calcio all’aria e scappava galoppando il più lontano possibile.
Ci volevano ore di dissimulazione, di lusinghe ingannevoli armata di carote e mele. Quando infine con qualche goffa manovra, che aveva sempre l’aria di una trappola, riuscivo a metterle la corda al collo iniziava la sfida. Dovevo prestare attenzione ai suoi posteriori o rischiavo davvero di rompermi un ginocchio. Era velocissima, le orecchie sempre indietro in costante minaccia, la testa per aria come una bandiera, il collo teso e ogni muscolo organizzato per fuggire appena si fosse presentata l’occasione. Legata alla staccionata aveva l’aria di un condannato a morte senza giusta causa, la spazzola era una tortura e certe zone del suo corpo assolutamente off-limit anche per le più delicate carezze di cui fossi capace. Le orecchie un traguardo irraggiungibile. La pulizia dei piedi era un corpo a corpo, soprattutto i posteriori. Quando mi avvicinavo con la sella si agitava, sbuffava e raspava nervosamente a terra come un bufalo. Quando la sella era finalmente collocata c’era il problema della cinghia del sottopancia. Dovevo stringerla delicatamente e poco alla volta perché era terribilmente infastidita, spesso andava sulla difensiva appena la prendevo in mano, prima ancora che infilassi il riscontro ed effettivamente esercitasse qualsiasi pressione. Era prevenuta su tutto. Dio solo sa che razza di energumeno l’aveva maneggiata. Quando infilavo il piede nella staffa per salire, il collo si alzava rapidissimo, le orecchie si schiacciavano sulla nuca e prima ancora di avere le chiappe in sella lei aveva già percorso una decina di metri al galoppo. Se sopravvivevo a tutto questo mi aspettava, nella migliore delle ipotesi cioè se uscivo in passeggiata da sola, mezz’ora di lotta greco-romana in mezzo al bosco prima che le passasse l’idea di correre come un purosangue all’ippodromo e capisse che volevo solo far due passi con calma. Allora la vedevo rilassarsi leggermente, riuscivo persino a fumare una sigaretta! Se per disgrazia mi aggregavo ad un gruppo avevo due possibilità: o mi piazzavo davanti a tutti e li distaccavo di un centinaio di metri, oppure dovevo essere preparata a vomitare le budella per tutta la durata del trekking perché lei avrebbe solo trottato e galoppato, anche sul posto, frenata solo dal morso tirato dentro la sua povera bocca.
Tornavamo esauste, io frustrata e lei svuotata. Non era per niente divertente torturare una povera bestia per fare una passeggiata nel bosco. Mi rendevo conto che nonostante impiegassi tutto il mio buon senso, la mia delicatezza e la mia pazienza, non era abbastanza per cambiare la sua idea di me e del lavoro con me. Mi mancavano degli strumenti, tutto ciò che sapevo sui cavalli non era sufficiente con lei, non riuscivo a comunicare, era tutto inutile. Un attimo pensavo di aver fatto un passo avanti e l’attimo dopo mi sbatteva in faccia che non era vero, che ne avevo fatti tre indietro. Avevo collezionato una serie di finimenti equestri di vario genere ostinandomi a pensare che la soluzione fosse in uno strumento e gli “amici esperti” si sprecavano nei suggerimenti più disparati. Fortunatamente il sentore che tutta quella robaccia fosse assolutamente inutile l’avevo sempre avuto perciò non ci misi molto a decidere in fine, di lasciarla in pace. Non avevo più intenzione di montarla ero pronta a rinunciare. Guardandola libera in branco vedevo una creatura tranquilla, felice e pacifica e mi sentivo un violentatore solo al pensiero di privarla di quella serenità. La osservavo standomene seduta in mezzo al paddok , nella testa un milione di domande, di idee, di possibili soluzioni. A volte quando meno te lo aspetti la vita ti manda le risposte. Grazie ad un amico che aveva problemi con la sua cavalla vidi per la prima volta applicare il metodo del Natural Horsemanship. Compresi immediatamente che quella e solo quella era la possibilità che avevo. La accolsi come un dono divino, mi ci buttai dentro completamente, studiai sui libri, frequentai i corsi e ne uscii completamente trasformata. Da subito cambiai modo di muovermi, ora sapevo dove andare, come camminare, come respirare dove dirigere il mio sguardo, parlavo la sua lingua, finalmente mi capiva! Tutto scorreva tutto si chiariva e la sua idea di me cambiava giorno dopo giorno. Nessuno strumento di coercizione ci teneva insieme, solo una longhina morbida e una leggera capezzina di corda, senza alcuna imboccatura. Il suo corpo si rilassava sotto le mie mani, i brutti ricordi lasciavano magicamente spazio a quella nuova intima conoscenza che si stava creando tra noi. Più nessuna fuga quando mi vedeva arrivare, ma solo se si trattava di me, come avesse compreso che stavo cercando di essere diversa dagli altri. In meno di dieci ore di lavoro e senza che nemmeno potessi rendermene conto la cavalla ed io eravamo in mezzo al bosco al passo con una semplice capezza, rilassate e serene… non so dire perché ma di quel pomeriggio di giugno ricordo più di ogni cosa il cinguettio degli uccelli, era come se non avessi mai potuto udirlo prima. Ho pianto per quasi tutto il tempo, le ho chiesto scusa per la mia ignoranza e ho promesso a lei e a me stessa che mai più nessun cavallo avrebbe subito ciò che aveva subito lei. Da quel momento ho iniziato ad approfondire le tecniche della comunicazione etologica coi cavalli, ho fondato una scuola per trasmettere alle persone la strada giusta per interagire con questi meravigliosi compagni di vita. Negli anni ho avuto la fortuna di conoscere tanti cavalli, di ognuno porto dentro un ricordo indelebile e ho avuto modo di curare le ferite di molti di loro. Desidero più di ogni altra cosa continuare a farlo.
Quella cavallina oggi è ancora qui con me, è una delle mie maestre più straordinarie, mi aiuta nel mio lavoro e durante i corsi insegna ai bambini a parlare la lingua dei cavalli. Il muro che è stato abbattuto tra noi due ha restituito a lei la pace e a me ha aperto la finestra di un mondo straordinario ancora tutto da scoprire che mi ha reso una persona diversa, non solo coi cavalli.
Spero di poter continuare a fare ancora del bene a tanti di loro ma per quanto io possa fare sono consapevole che non sarà mai sufficiente a ripagarli di ciò che loro hanno insegnato e continuano ogni giorno ad insegnare a me.

Ci siamo seduti sulla sua schiena e ci siamo sentiti grandi. Il mondo visto da lassù offre tutto un altro scenario. Il Cavallo ci ha trasformati in centauri, semidei, creature mitiche e valorose.
Abbiamo controllato la potenza, ammaestrato l’energia, domato la velocità e ingigantito smisuratamente il nostro Ego tanto da issarci in vetta alla piramide della natura, superiori per capacità ed intelligenza a tutte le altre creature.
Sovvertitori dell’ordine naturale delle cose, ingrati, arroganti, presuntuosi e stupidi al punto da essere l’unica specie che sta volontariamente contribuendo alla propria autodistruzione e a quella dell’intero ecosistema.
In tempi remoti il Cavallo ci ha concesso la sua schiena e le sue gambe, ci ha fatto dono della sua forza, della sua pazienza, del suo coraggio…ma la sua saggezza, quella non abbiamo voluto coglierla.
Volando veloci su quell’alto trono abbiamo conquistato il mondo illudendoci di essere invincibili.
Ma se osservassimo davvero i cavalli ci accorgeremmo che ci siamo persi qualcosa di straordinario.
La calma, il senso di giustizia, il rispetto dell’altro e del mondo in cui abitano, la serena dignità che li accompagna durante la loro esistenza e nelle loro scelte finalizzate al bene comune. Tutte queste qualità straordinarie che ci mostrano non le abbiamo volute vedere. Abbiamo preso da questo straordinario animale solo ciò che ci faceva comodo, ciò che nutriva le nostre ambizioni e ci conferiva potere. Abbiamo “usato” queste creature per i nostri scopi più abbietti senza nessuna riconoscenza, senza nessun rispetto.
Io non credo che il cavallo sia al nostro fianco da milioni di anni per questo scopo… sicuramente non è qui solo per questo.
Cosa ci affascina davvero in lui? Cosa genera in noi quel sentimento contrastante di timore e attrazione al tempo stesso? Forse riusciamo a percepire in lui quella fierezza di quella verità luminosa e pura che non ci appartiene più… che forse non abbiamo mai davvero posseduto. Il Cavallo è il riflesso di quella dimensione istintiva e primordiale che abbiamo perduta, volontariamente abbandonata in favore di un’evoluzione che ora ci sta stretta… perché in fondo lo sentiamo che siamo animali.
Qualsiasi cosa sia che ci lega a questo animale, il cavallo è ancora qui accanto a noi, benevolo, gentile, collaborativo, superbo, maestoso, possente ed elegante… a ricordarci costantemente ciò che noi non saremo mai. Nei secoli lo abbiamo privato della sua dignità, ma l’integrità della sua anima, quella nessuno è riuscito a rubargliela.
Se fossimo umili abbastanza da lasciare che questi straordinari maestri ci facessero da guide nella vita, vedremmo tutto con altri occhi, quegli stessi profondi lucenti occhi con cui essi guardano il mondo.
Qualcuno sostiene che i cavalli siano come i bambini, io penso davvero che sia così.
Hanno la stessa fresca e sincera curiosità verso la vita, la stessa serena consapevolezza di “Essere”, non sanno cosa sia l’ansia del “fare”. Non si preoccupano del dopo, sono nel presente, “qui ed ora”. Non si affannano a progettare, semplicemente vivono. Così come siamo capaci di demolire nei bambini queste qualità meravigliose, noi miseri uomini spesso nella doma e nell’addestramento riusciamo ad annientarle anche nei cavalli. Tuttavia essi hanno la straordinaria capacità, una volta in mezzo ai loro simili, di ritornare esattamente come prima. Questo dovrebbe davvero farci interrogare sulla loro capacità di rimuovere il male e perdonare… siamo capaci noi? Dunque chi è davvero “evoluto”?
I Cavalli comunicano tra loro in modo semplice e diretto, proteggono i loro piccoli, li educano al rispetto della gerarchia e delle leggi del branco poiché in esso trovano la loro sicurezza. Conoscono e comprendono il valore inestimabile della libertà e sanno viverla, sanno che ogni individuo ha il suo ruolo e lo rispettano. Nessuna delle azioni che compiono è guidata da sentimenti individualisti, tutto avviene per un fine comune. Non fanno nulla di più di ciò che è necessario.
Questi sono gli insegnamenti che i cavalli mi regalano gratuitamente ogni giorno.

UOMINI E CAVALLI

Per millenni il cavallo ha affiancato l’uomo condividendo con lui la buona e la cattiva sorte … è proprio vero, il mondo l’hanno fatto a cavallo!
Nel corso della storia cavalli, asini e muli sono stati per l’uomo un aiuto insostituibile, la loro forza è stata per centinaia di anni indispensabile all’uomo nel suo lavoro, sono stati instancabili compagni di viaggio e coraggiosi compagni di battaglia. Senza il loro prezioso contributo la storia stessa dell’umanità sarebbe stata diversa. Il cavallo ci offre il raro esempio di una secolare collaborazione fra la “preda” e il “predatore” per eccellenza. Credo che questo sia un grande dono che la razza equina ha fatto alla razza umana, un dono con un significato profondo che rappresenta per noi uomini una grande opprtunità che credo sia tempo di raccogliere.
Per tanto tempo questi animali sono stati trattati con poco rispetto e costretti a lavori estenuanti e umilianti senza nessuna gratificazione, esistono ancora oggi realtà e culture in cui vengono costretti all’obbedienza con la forza e addirittura con pratiche violente. Ricordiamoci che il cavallo è nato libero, come ogni creatura, il fatto che per migliaia di anni si sia concesso all’uomo con umiltà e pazienza non significa che sia nato per questo!
La verità è che l’uomo da sempre è abituato a guardarsi intorno e prendere ciò che vuole, con la forza se necessario! Come se Colui che ci ha fatto dono delle meravigliose creature che ci circondano, e sulle quali ci siamo prepotentemente arrogati un diritto di superiorità, si fosse scordato di infonderci la coscienza e il buon senso che ci imporrebbero invece di relazionarci a loro in modo rispetttoso e gentile! E’ tempo di comprendere che esiste un modo molto più gratificante per comunicare e relazionarsi con i cavalli, attraverso un confronto sereno, più corretto e consapevole. Esiste la possibilità di costruire con loro un grande legame di amicizia che si fonda sulla fiducia totale e su un rispetto profondo che essi meritano senza ombra di dubbio, e che restituisce loro fierezza e dignità.Il Red Rose Ranch e la nostra Scuola Italiana di Horsemanship sono per tutti coloro che, come noi, avvertono il desiderio di vivere profondamente i cavalli; per chiunque desideri prendersi il tempo per osservarli, ascoltarli, comprendere le loro esigenze e conoscere la loro affascinante natura.
Questo percorso è per chi è disposto mettersi in gioco alla ricerca di una comunicazione vera basata sulla fiducia e sul rispetto reciproco fra due creature profondamente diverse come l’uomo e il cavallo, è per chi, abbandonando per sempre la coercizione fisica e mentale, desideri lasciarsi sorprendere dal mondo di leggerezza ed armonia che scoprirà…
Per chi come noi pensa che sia doveroso ed indispensabile essere il miglior cavaliere possibile per rispettare i cavalli nel corpo e nella mente ed è disposto a lavorare su di se per diventarlo….
Questa è la strada dell’umiltà, del rispetto, dell’ascolto, della pazienza e della conoscenza. E’ senza dubbio la strada più corretta per raggiungere l’armonia con un’altra creatura… ed è qualcosa di certamente auspicabile ed appagante anche nei rapporti umani!
E’ questo un bellissimo lungo viaggio che, camminando insieme al cavallo, ci condurrà in profondità dentro noi stessi. Lungo questo cammino difficile, ma ricco di soddisfazioni emozioni e gioie, troveremo la strada che renderà la loro esistenza accanto a noi finalmente più appagante e felice, ma soprattutto scopriremo che grazie ai cavalli possiamo diventare persone migliori!

di Valentina Bonera

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